Il problema della stabilità del legno
I futuri orientamenti della scienza per risolvere i problemi
che determinano scompensi soprattutto sui prodotti incollati, come i listellari.
La tecnologia di essiccazione finlandese per la stabilizzazione modifica il
comportamento delle tavole.
In uno dei suoi ultimi interventi, a Pesaro,
ricordo il prof. Giordano, scomparso in tempi recenti, con quale determinazione
e convinzione richiamasse líattenzione della platea che attentamente lo
ascoltava, al fatto che tutti i problemi che affliggono gli operatori del
settore, mobilieri, falegnami, produttori di ogni manufatto derivato dal legno,
fossero sempre riconducibili in qualche modo all'umidità.
Quando l'albero è
tagliato, muore biologicamente ma continua a vivere fisicamente lavorando
incessantemente nel tempo, ad ogni variazione di clima ambientale, assumendo o
cedendo acqua dall'ambiente.
La cessione o assunzione di umidità, avviene
mediante la formazione di legami idrogeni, tra gli ossidrili che costituiscono
il legno e l'umidità contenuta nell'ambiente. Il fenomeno che ne consegue è
quello del ritiro o rigonfiamento del legno.
La composizione chimica del
legno prevede tre costituenti base, la cellulosa, la emicellulosa e la lignina
normalmente presenti nel seguente rapporto:
Cellulosa 40-50 %
Emicellulosa
20-35%
Lignina 15-35 %
Prendendo in considerazione uno dei tre polimeri
citati, la cellulosa, il meccanismo di cessione e assunzione di umidità può
essere spiegato come segue.
Nella figura uno sono schematizzate l'unità
molecolare che costituisce la cellulosa, il cellobiosio e la molecola
dell'acqua. La molecola dell'acqua è polare e quando si avvicina ad un gruppo
ossidrilico si ottiene una conseguente attrazione per bilanciamento delle
cariche.
Se non ci soo?no molecole di acqua a disposizione, il bilanciamento
avviene comunque tra due ossidrili contigui. Nel primo caso il fenomeno porta ad
un rigonfiamento del legno, mentre nel secondo caso il legno si
restringe.
Questi fenomeni sono illustrati schematicamente. Analogo è il
comportamento degli altri due polimeri che costituiscono il legno, la lignina e
l'emicellulosa.
Considerando che il legno è un materiale eterogeneo ed
anisotropo, l'entità di questi movimenti dipenderà dalla direzione del
taglio.
Un materiale si definisce anisotropo quando il suo comportamento
differisce nelle tre dimensioni.
Nel verso longitudinale i movimenti del
legno sono trascurabili, maggiori se il taglio è radiale e notevoli se il taglio
è tangenziale. Ad esempio per il faggio, ad ogni variazione percentuale di
umidità, la variazione dimensionale del legno sarà all'incirca 0 % per la
direzione longitudinale, 0,2 % per la direzione radiale e 0,4 % per la direzione
tangenziale.
Da quanto sopra si può capire quanta importanza possa avere la
stabilità del legno che compone un semilavorato e quanta attenzione si debba
avere nel considerare, sul prodotto finito, le inevitabili variazioni
dimensionali che si produrranno con il variare dellíumidità ambientale.
Il
problema si complica quando si deve anche tenere conto se il legno è incollato,
per le tensioni conseguenti che si scaricano sulla linea collante.
A tutti
sono noti ad esempio i fenomeni di scollaggio che talvolta avvengono sulle teste
di pannelli listellari. L'origine dell'inconveniente è normalmente dovuta al
fatto che il manufatto è passato da una condizione di maggiore umidità di
equilibrio ad una umidità pi˜ bassa, una volta portato in un ambiente a clima
molto seccoo?.
La cessione di acqua all'ambiente, avviene con una velocità
cinque volte superiore sulle teste che sulla superficie. Ne consegue pertanto
che la cessione di acqua nell'ambiente avviene con elevata rapidità in queste
posizioni, con conseguente restringimento del legno, originando delle forze di
tensione perpendicolari alla linea collante.
Se il collante utilizzato non
possiede una resistenza sufficiente ad opporsi a queste forze si ottiene la
delaminazione del pezzo. In caso diverso ed estremo, l'incollaggio tiene e il
legno tende a fessurarsi.
Se si vuole ridurre quanto pi˜ possibile questi
fenomeni, è necessario intervenire sulla struttura del legno bloccando in
qualche modo il meccanismo che origina la formazione dei ponti idrogeno.
Sperimentazioni di ogni tipo sono ricordate in letteratura, ma sempre solo da un
punto di vista teorico, senza una effettiva implicanza pratica, almeno a
conoscenza dello scrivente. Solo recentemente la tecnologia finlandese, mirata
alla stabilizzazione del legno, ha portato a qualche successo realizzando,
mediante un processo relativamente semplice e pratico, un prodotto pi˜ stabile
che ad oggi può essere acquistato sul mercato a prezzi non molto lontani da
quanto pagato per un legname non trattato.
Nel corso di una riunione
organizzata dal CATAS nell'aprile scorso, i tecnici finlandesi della Finnforest
hanno illustrato nel dettaglio i principi base sui quali si fonda questa
tecnologia. Il processo è denominato ThermoWood e può essere diviso in tre
fasi:
Fase uno
La temperatura nell'essiccatoio è portata
rapidamente sui 100°C con líaiuto di calore e vapore. Quindi gradatamente la
temperatura è innalzata a 130°C e il legno si porta praticamente a umidità
zero.
Fase 2
Terminata qo?uesta fase, la temperatura
dellíessiccatoio viene innalzata a 185-230°C rimanendo a queste temperature per
2-3 ore in funzione dell'uso finale previsto per il materiale
trattato.
Fase 3
Nella fase tre, la temperatura viene fatta
diminuire spruzzando acqua nebulizzata. Una volta raggiunta una temperatura di
80-90°C, si riumidifica e si condiziona il materiale fino a portarlo ad una
umidità lavorabile superiore al 4 %.
La fig. 4 illustra schematicamente
líandamento della temperatura nelle tre fasi. Quando la temperatura s'innalza o
si abbassa, un sistema speciale di aggiustamento impedisce la formazione di
fessurazioni all'interno e in superficie.
E' la temperatura interna del legno
che regola l'andamento della temperatura dellíessiccatoio e la differenza fra la
temperatura del legno e quella dell'essiccatoio sarà funzione delle dimensioni
della tavola da trattare.
Questo processo può essere applicato sia al legno
verde, sia al legno precedentemente essiccato e vale sia per le latifoglie, sia
per le resinose. Per ogni specie legnosa considerata si deve comunque trovare la
giusta ottimizzazione dei parametri che regolano la conduzione del processo. La
struttura del legno, con il trattamento sopra descritto viene profondamente
modificata e lo dimostra la serie di fotografie (Tampere University of
Technology) dove si rileva come la struttura di una resinosa trattata, sia molto
similare a quella di una struttura di una resinosa vecchia di oltre 350 anni. Il
confronto con una struttura giovane non trattata, rende evidente la differenza.
Il meccanismo di trasformazione chimica del legno sottoposto a trattamento
termico è molto complesso. La cellulosa, l'emicellulosa, la lignina, gli
estrattivi, trattati a temperatura elevata si modificano in qualche modo,
confereno?do al legno, per la presenza delle nuove sostanze prodotte, una
modifica alle sue usuali caratteristiche.
Uno degli ultimi lavori di
Kotilainen dell'Università di Jyvaskyla ha portato alla creazione di una tabella
riassuntiva delle varie trasformazioni introdotte con questo trattamento,
illustrate nel grafico della fig. 5.
Classificazione
Secondo il
tipo di trattamento effettuato il ThermoWood può essere classificato in classi
con livelli di prova veri e propri che i finlandesi stanno mettendo a punto. Un
esempio di classificazione viene illustrato nella tabella 1, differenziato per
resinose e latifoglie.
Le due classi previste sono per interni e per esterni.
Nel caso per interni il trattamento viene effettuato a 190°C mentre per esterni
la temperatura di processo sale fino a 212°C. Interessante notare come le
resinose diano in genere risultati migliori rispetto le latifoglie trattate
anche per la possibilità di operare il trattamento a temperature leggermente pi˜
alte. Uno svantaggio si evidenzia in ogni caso, l'inscurimento del colore
naturale del legno, tanto pi˜ accentuato quanto pi˜ alta è la temperatura
raggiunta nel trattamento.
Caratteristiche
Alcune caratteristiche
del legno trattato vengono di seguito descritte.
a) Densità
In
genere la densità del legno trattato tende a diminuire per la perdita di peso
che è conseguente al trattamento effettuato. Il diagramma della fig. 6 illustra
questo andamento dove si nota come maggiore sia la temperatura del processo,
inferiore risulta la sua densità.
b) Caratteristiche
meccaniche
Essendo come noto le caratteristiche meccaniche del legno
dipendenti dalla densità, è logico aspettarsi una diminuzione di resistenza
sulla base della diminuzione della deno?sità. Essendo comunque molto lieve la
riduzione della densità, anche la resistenza diminuirà di conseguenza
lievemente. La resistenza alla flessione è stata esaminata su materiali trattati
aventi molti nodi o pochi nodi. Su quelli senza nodi la resistenza del materiale
rispetto al materiale non trattato, diminuisce meno che su quelli che presentano
nodi. Durante il trattamento la fuoriuscita delle resine, può in effetti far
allentare i nodi da cui una diminuzione pi˜ marcata della resistenza a
flessione.
Un aumento della resistenza alla compressione nel senso parallelo
allíorientamento delle fibre è stato invece notato sul materiale trattato come
lo dimostra il grafico della fig.7 Se si arriva alla rottura, si nota come il
legno trattato si spezza frantumandosi a differenza del legno non trattato.
Questo è un indice che dimostra la minore elasticità del legno trattato rispetto
quello non trattato.
C) umidità di equilibrio
Il trattamento
termico del legno riduce il contenuto di umidità all'equilibrio. Questo fenomeno
è particolarmente accentuato ad elevate umidità relative dell'aria.
Con una
umidità ambiente dell'80-90 %, l'umidità di equilibrio che si raggiunge sul
legno trattato risulta del 40-50 % meno rispetto al legno non trattato, come ben
illustrato nel grafico della fig.8 Dal grafico si nota come il campione di
controllo che con il 65 % di umidità relativa dell'aria, raggiunge una umidità
di equilibrio nell'intorno del 14 %, il corrispondente materiale trattato arriva
nelle stesse condizioni di esposizione, ad una umidità non superiore al 6
%.
Come conseguenza di una minore umidità di equilibrio, il rigonfiamento
tangenziale e radiale viene di molto diminuito come illustrato o?dalle figure 9
e 10. Dai diagrammi si nota come il rigonfiamento sia quasi dimezzato rispetto
al materiale non trattato.
d) Permeabilità
Anche questa è una
caratteristica favorevole al legno trattato perché prove di immersione in acqua
hanno fatto rilevare un assorbimento inferiore come illustrato dalla
fig.11.
e) Proprietà termiche
La conduttività termica del legno si
riduce sul legno trattato almeno del 20%. Questo rappresenta un vantaggio per la
produzione di elementi quali porte finestre, saune per le quali l'isolamento
termico è una delle caratteristiche pi˜ richieste.
f) Comportamento al
fuoco
Dalle prove fatte dai finlandesi in conformità alle norme ISO 5660,
è risultato che il tempo di ignizione del legno trattato si riduce del 30 % e la
formazione di fumo aumenta almeno del doppio. In sostanza il trattamento termico
riduce le caratteristiche di resistenza al fuoco.
f) Durabilità
biologica
L'attacco da funghi è stato ampiamente studiato rilevando in
ogni caso sostanziali vantaggi. Il tempo di decadimento del legno, rilevato come
perdita di peso, aumenta considerevolmente per il legno trattato, come
evidenziato dal grafico della fig 12.
Maggiore è la temperatura del
trattamento, pi˜ durabile risulta il legno. Anche contro l'attacco di insetti il
Thermowood ha dato ottimi risultati come confermato dalle prove fatte in Francia
dal CTBA in presenza del Lyctus e l'Anobium Punctatum e in una certa misura
anche delle termiti, seppure per questi insetti ulteriori sperimentazioni siano
necessarie
f) Colore
Il processo ThermoWood presenta, come sopra
accennato, uno svantaggio che è l'inscurimento del colore naturale in funzione
della temperatura e del tempo deo?l trattamento. Nella tabella 2, viene
riportata la variazione di tonalità del colore per un trattamento di 3 ore a
temperature crescenti da 100°C a 240°C.
Soprattutto per interni, un
trattamento di un legno chiaro come il pino, non dovrebbe superare la
temperatura di 180°C.
g) Emissioni
L'emissione di sostanze
organiche volatili è molto ridotta per il ThermoWood. Dalle conifere,
l'emissione principale riguarda i terpeni che passano dal 70 % per il legno non
trattato a meno del 10 % per il Thermowood.
La lavorazione del
Thermowood
La lavorazione del Thermowood viene fatta come la lavorazione
di un legno non trattato tenendo però presenti una serie di accorgimenti.
Essendo il legno trattato, particolarmente secco, è possibile una produzione di
polverino molto fine che deve essere eliminato con aspirazioni
adeguate.
Inoltre il Thermowood è pi˜ fragile del legno normale e pertanto è
raccomandabile che le operazioni di sezionatura e taglio siano effettuate con
utensili sempre ben affilati. L'incollaggio del Thermowood pare non presenti
particolari problemi.
Da tenere presente solo che la struttura del legno è
piuttosto chiusa e quindi pi˜ difficile è la penetrazione del collante nel
legno. Per questo, in particolare utilizzando adesivi vinilici, potrebbero
essere richiesti tempi di pressaggio pi˜ lunghi. Nel caso di impiego di adesivi
vinilici, è raccomandato sempre un prodotto acido che aderisce meglio sulla
superficie del ThermoWood.
Idonei sono ad esempio adesivi di tipo D3 che
presentano un pH di 2-3 o un bicomponente in classe D4 la cui acidità deriva
dall'induritore aggiunto.
Conclusioni
Le informazioni della
Finnforest risultano certamente interessanti ma dovrebbero essere
ulterio?ormente approfondite. Nel settore della produzione di pavimenti
prefiniti ad esempio, la stabilità del listone è condizionata dalle tensioni che
lo strato nobile esercita sul supporto. Il problema si pone in particolare
quando il legno, da una condizione di umidità elevata si porta, in un ambiente
dove l'umidità non supera il 30 %, ad assumere una bassa umidità di
equilibrio.
La perdita di umidità produce nel legno una variazione
dimensionale con il formarsi conseguente di fenomeni indesiderati quali la
coppatura e l'arcuatura. Ma non solo i pavimenti prefiniti pongono talvolta il
problema, ma anche la produzione di pannelli listellari. Prodotti in ambiente
dove l'umidità è del 70-80 %, vengono posti in opera dove l'umidità è del 20-30
%. Inevitabile il problema della aperture delle teste. L'utilizzo pertanto di un
materiale a bassa umidità di equilibrio come il ThermoWood, potrebbe essere
l'inizio per una buona soluzione al problema.
La ricerca su specie legnose e
prodotti finiti diversi, dovrebbe essere un punto di interesse per le nostre
strutture universitarie che con l'apporto dellíindustria potrebbero portare
sensibili benefici alla nostra economia in un settore, come quello delle
applicazioni industriali del legno che, a parere dello scrivente, ben poco se
non niente, trae da queste strutture un reale beneficio. (Dalla Redazione di
Xylon & Xylon Int'l)